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I Carnevali più famosi d’Italia

E’ la festa più allegra dell’anno, caratterizzata da colori variopinti e maschere di ogni genere. Ma da dove arriva questa stravagante ricorrenza? Non è facile indagare sulle sue origini in assenza di effettive tracce storiche, ma alcuni scritti hanno documentato come il rito del mascheramento fosse una pratica comune già ai tempi dei greci e dei romani. Inoltre sappiamo che secondo una delle etimologie più diffuse, la parola carnevale deriva dal latino carnis laxatio, modificato poi nell’italiano antico Carnasciale che significa “abbandono della carne”. Un significato che riconduce subito alla religione cattolica e alla prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, cioè dal giorno dopo la fine del carnevale sino al giovedì santo prima della Pasqua.
Ecco che prima di questo grande sforzo fisico e mentale quale quello richiesto della chiesa, l’uomo ha inventato questa festa pazzesca che tutt’ora si festeggia in tutt’Italia, da nord a sud, in maniera diversa a seconda della tradizione.

Il carnevale di Venezia
Tra i più famosi d’Italia, la sua origine risale al XVII sec. ed è caratterizzato dalla “bauta, la maschera che ogni disuguaglianza agguaglia” e che veniva usata da uomini e da donne, anche fuori dal periodo di Carnevale, durante feste, al teatro e negli incontri amorosi. Ovviamente la cornice della laguna rende il Carnevale di Venezia particolarmente suggestivo ed emozionate, sicuramente da provare almeno una volta nella vita.

La tradizione dei carri allegorici: Viareggio, Putignano, Acireale
I carri allegorici ispirati all’attualità e ai personaggi del mondo contemporaneo realizzati dai maestri cartapestai sono la particolarità dei carnevali di Viareggio in Toscana, di Acireale in Sicilia e Putignano in Puglia. Le sfilate di questi carri sono un trionfo di fantasia e arte.

Le rievocazioni storiche di Ivrea, Oristano, Mezzojusoe
Per il centro cittadino di Ivrea, prende vita la Battaglia delle arance ispirata ad un evento storico del XII secolo, uno scontro tra due fazioni (arancieri e le guardie del tiranno, sul carro) che distrusse il castello cittadino.
A Oristano in Sardegna, invece, la Sartiglia ricrea il torneo equestre giunto in Italia con Crociati tra il XII e il XIII secolo.
E ancora, spostandoci in Sicilia, a Mezzojuso prende vita la pantomima del “Mastro di Campo”: una rievocazione storica del XV secolo che ha come soggetto un’ostacolata storia d’amore tra il Mastro di Campo e la regina.

I riti apotropaici (di scongiura) a Marmoiada e Tufara
In Sardegna, il Carnevale di Marmoiada è un rito antichissimo e misterioso, fatto di maschere lugubri e inquietanti (i Mamuthones – vestiti con abiti di velluto scuro e ricoperti dalla caratteristica casacca di pelle ovina – e gli Issohadores) legato alla necessità di propiziare le forze produttive della terra.
Diverse invece le maschere di Tufara, in Molise, dove la figura più importante del  carnevale è l’antica maschera del Diavolo. Si narra che, originariamente, rappresentasse la passione e la morte di Dioniso, Dio della vegetazione le cui feste si celebravano nell’antichità in quasi tutte le società agrarie.